Quiet Rivers



mercoledì, ottobre 13, 2004

Dov’eravamo rimasti?

E allora? Mi spiace aver creato un po’ di apprensione, non era assolutamente mia intenzione, per cui mi scuso, mi scuso e poi mi scuso ancora. Anzi, visto che qui la temperatura è calata sensibilmente, accendo il camino e mi metto un po’ di cenere sul capo. Solo che lo avevo detto di essere in stand by e pensavo la cosa fosse chiara. In più le giornate (e le settimane, e i mesi) passano ad una velocità incredibile. Ma è un’impressione solo mia?  In più alle tre o quattro persone che mi hanno scritto personalmente ho provveduto subito a rispondere. Ok ok, però è colpa mia e non voglio cercare scusanti. Ma va tutto bene, tutto bene davvero. Come ho avuto modo di dire a qualcuno, volevo vedere come si mettevano le cose per l’autunno, ed in effetti gli impegni sono aumentati. Per cui vedremo. Del resto, chi non muore si rivede, no? E grazie di cuore a tutti. Ora vado ad accendere il camino

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giovedì, agosto 12, 2004

Profezie realizzate

  “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera di sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme”: così la recita la profezia del  capitolo undicesimo del profeta Isaia. Profezia talmente utopica che quel simpatico iconoclasta di Woody Allen non esitò a parafrasare in: “Il lupo giacerà insieme all’agnello. Ma l’agnello dormirà ben poco”. E invece no, quel sogno sembra essersi realizzato. E non in chissà quale terra promessa ma nella bergamasca, dove la signora Palma ha allestito una nursery per cuccioli in difficoltà. Lucia e Camilla (rispettivamente la piccola di leopardo e quella di antilope) sembrano proprio aver dimenticato le antiche rivalità che dividono le due specie nella savane africane. Speriamo che non sia solo la fiaba di un’estate. Sicuramente Isaia sarebbe stato contento.

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mercoledì, agosto 11, 2004

Chiara di nome, chiara di fatto, chiarissima di spirito.

Oggi è Santa Chiara (a proposito: tanti auguri alla mia omonima amica, in arte Polinnia) e l’avvenimento non merita di essere sottaciuto. Sia perché proprio oggi si chiudono i festeggiamenti per il 750° anniversario della morte, sia perché la sua figura rischia sempre di essere messa in ombra (non per colpa sua, ovviamente) da quella di Francesco. Eppure, Chiara è stata Chiara proprio grazie a Francesco. Ecco come descrive il rapporto tra i due Christian Bobin nel suo bellissimo Francesco e l’infinitamente piccolo:

“La leggenda che dice il vero, non ciò che si trova nella morte delle prove ma ciò che sta nel sangue delle anime, la leggenda dice che un giorno che Francesco venne a far visita a Chiara e alle sue sorelle in convento, scoppiò un incendio, visibile a diverse leghe di distanza, la gente di Assisi, accorsa per spegnerlo, non vide alcuna fiamma, alcun fuoco, solo Francesco d’Assisi e Chiara attorno ad un magro pasto, e una gran luce fra i due, un chiarore impossibile da attenuare”.

Chiara di nome, chiara di fatto, chiarissima di spirito: è quanto è scritto sul muro del suo dormitorio a San Damiano, uno dei luoghi più belli della terra nonostante che (o meglio: proprio perché) non ci sia nulla. Chi non ci è passato almeno una volta, non può dire di conoscere Assisi.

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lunedì, agosto 09, 2004

Parolando

Ultimamente mi sono imbattuto in alcuni siti davvero curiosi. Curiosi e anche divertenti, per chi, come il sottoscritto, ama giocare con le parole. Divertimento che dovrebbe essere comune a molti blogger, per cui eccoli qua:

Il primo non è certamente per superstiziosi, trattandosi nientemeno che di un generatore di epitaffi. Chi volesse provare in anteprima il brivido di vedere una bella frase ad effetto incisa sulla pietra tombale, si accomodi.

Il secondo è una cosa molto più seria: si tratta di un generatore di frasi casuali secondo delle grammatiche inventate dagli autori. Forse qualcuno ricorda le "frasi del tubo" che andavano in voga alcuni anni fa: questa è una specie di versione elettronica. Sembra niente, ma dietro ci sono squadre di progettisti che ci lavorano.

E infine (proprio per ridere) un generatore di scuse per tutti i gusti. Una di quelle che mi ha divertito di più è: "Mi dispiace ma? devo frequentare un corso di scultura indiano-punk".

Ma mi raccomando: solo per ridere, niente bugie

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sabato, agosto 07, 2004

Esistono ancora!

Ebbene sì: i vecchi spaventapasseri di una volta resistono, con fatica, ma resistono. Ragion per cui, quando ho visto questo, non ho resistito alla tentazione di fotografarlo:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

anzi, quasi quasi me lo piazzo davanti a casa come antifurto!

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venerdì, agosto 06, 2004

Settimo: non rubare

  Eppure ormai dovresti averci fatto l’abitudine. Dopo due autoradio, un cellulare, un portafoglio con annessi carta di credito, bancomat e contanti (senza contare  l’oggettistica varia) dovresti proprio averci fatto l’abitudine. Ma dopo l’ennesima visita di messer ladro, si rimane un po’ così. Con la sensazione di essere stati derubati non tanto dei pochi spiccioli che stavolta mancano all’appello (che poi sarebbe stato sufficiente chiedere: cinque o dieci euro non si negano a nessuno) ma di un po’ di fiducia nel prossimo. Sì, quel buco, prima che sul legno, lo hanno fatto nella tua testa. E allora ti trovi a pensare che forse ha ragione chi ti dice che è meglio vivere sbarrati e musealizzati. Ma è solo un attimo. Farsi condizionare l’esistenza dalle circostanze esteriori significa condannarsi a non vivere. Meglio pensare a quella vecchia canzone di Gino Paoli: “Il tizio che ha rubato stanotte in casa mia, non ha portato via un dubbio che c’è in me: se non mi andava bene con le canzoni o altro, ero dalla sua parte e c’era un ladro in più”. Per ora basta questo per consolarsi in po’.

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mercoledì, agosto 04, 2004

Inestetismi

Per motivi a me sconosciuti, ma con mio sommo piacere, ogni tanto ricevo in omaggio un’interessante rivista di architettura sacra. Con mio sommo piacere perché l’architettura mi ha sempre interessato molto. C’è davvero qualcosa di estremamente affascinante nell’atto di progettare uno spazio, qualcosa che lo fa assomigliare all’atto creatore. Purtroppo, il piacere di sfogliare la rivista si arena dopo poche pagine nel constatare a quale livello sia giunta l’architettura sacra (e purtroppo non solo) nell’orbe terracqueo. Chiese che non si sa se definire garage, centri commerciali mal riusciti o cinema multisala progettati da architetti in preda a qualche crisi di astinenza. Così mi è tornato in mente l’obbrobrio qui a fianco, fotografato durante le ultime vacanze. Non si tratta dell’astronave di una serie inedita di Star Treck, bensì della cattedrale de La Spezia. Dentro è ancora peggio, fidarsi sulla parola. E uno si chiede: ma perché? Progettare il bello invece che il brutto costa forse qualcosa in più? Non si tratta di fare i laudatores temporis acti , ma sono davvero cambiati così tanto i canoni estetici? E la cosa non riguarda solo l’architettura sacra: ne parlavo tempo fa con un’amica psicologa e assistente sociale: ma perché le case popolari (dove vive gente che ha già problemi di suo) devono assomigliare sempre a degli squallidi capannoni? Non siamo riusciti a darci una risposta.

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martedì, agosto 03, 2004

Ziando

Eh sì, oggi sono zio a tempo pieno. In assenza di mia mamma (in vacanza, beata lei) che è la balia ufficiale, mia sorella mi ha affidato la bimba per l’intera giornata. Finora è andato tutto bene. Non che non siamo abituati a stare insieme, ma per una giornata intera non era mai successo, e soprattutto mai a casa mia. Comunque, sarà che per lei è tutto nuovo, ma devo dire che si sta comportando davvero benissimo. Che poi è già un angioletto senza ali di suo. Ora sono riuscito a convincerla a fare un pisolino usando una vecchia strategia: la menzogna. Beh, quando ci vuole ci vuole: le ho detto che avrei dormito anch’io e che farlo, a casa mia, è obbligatorio. Mica per altro, ma dovevo riposare un po’ la testa: è pazzesco quante domande riesca a fare una bambina di tre anni e mezzo. Ma dove le prendono? Devo dire che d’ora in poi capirò meglio quelle mamme che ogni tanto mi dicono che vanno a lavorare per riposarsi. Bene, ora speriamo che non si svegli prima di un paio d’ore, che prima di notte è ancora lunga. Intanto cerco di ricordare tutte le cose che le ho promesso. Già, perché ha una memoria incredibile e se uno non mantiene tutto quello che ha promesso è capace pure di rinfacciartelo. Hai capito i bambini moderni…

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lunedì, agosto 02, 2004

Alla riscossa!

Personalmente non ho mai avuto il benché minimo dubbio che nel Web si potesse trovare davvero di tutto, ma se anche qualche dubbio lo avessi avuto, stamattina mi sarebbe passato. Mentre stavo facendo delle ricerche in Rete, mi sono imbattuto in un sito davvero curioso: si chiama Condottieri di ventura e il webmaster dev’essere proprio un appassionato di medioevo. La parte più originale è costituita da un indice anagrafico dei capitani di ventura operanti in Italia tra il 1330 e il 1550. uno poteva resistere alla tentazione di vedere se è esistito un condottiero cognominato (mi si passi il neologismo) come lui? Detto fatto. Ne ho trovati ben due. Quello che mi sta più simpatico si chiamava Gentile: nel 1404 lo troviamo castellano a Narni; alcuni anni dopo invade le terre di Rodolfo da Varano, dove fa molti prigionieri, razzia numeroso bestiame e arreca gravi danni al contado di Camerino; nel 1428 l’abate di San Savino ed altri uomini del contado cercano di ribellarsi. La rivolta è subito domata ed alcuni congiurati sono impiccati ai merli di un palazzo sopra la piazza. Entra in Fermo, per la porta di San Marco; il legato della marca Astorgio Agense gli si oppone, lui si rifugia nella rocca del Girifalco ed è assediato nella fortezza. Dopo due mesi di assedio si arrende a patti: gli è assegnata una provvigione annua di 500 ducati; una di 600 è invece riconosciuta al nipote. Muore nel 1433.

Doveva essere un tipino niente male, come si vede. Beh, ora che ci penso, ho giusto due vicini provvisti di cavallo che ogni tanto mi dicono se voglio farmi un giro. Quasi quasi mi cerco pure un’armatura…

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giovedì, luglio 29, 2004

Cultura felina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Beh, ora voglio proprio vedere se c’è qualcuno che, dopo aver visto al mia miciozza in questa posizione, ha il coraggio di dire che i libri non servono a nulla!

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